Ci stiamo preparando ad una grande “rivoluzione”, una grande “trasformazione tecnologica” che segnerà in maniera profonda la storia dell’umanità, disegnando i contorni di una nuova epoca digitale.

L’introduzione della tecnologia 5G è uno di questi passaggi decisivi. Come ogni trasformazione profonda ci dobbiamo preparare anche all’utilizzo di un nuovo vocabolario per descrivere un nuovo ecosistema della comunicazione che attraverso una varietà di tecniche e pratiche cambierà considerevolmente il nostro rapporto con la tecnologia e i media.

Con il termine 5G facciamo riferimento a tecnologie e standard successivi a quelli di quarta generazione (4G/IMT1–Advanced), finalizzati ad aumentare le prestazioni e i servizi vigenti e a supportare nuovi servizi (realtà virtuale, intelligenza artificiale, realtà aumentata, Internet of Things, comunicazioni machine-to-machine). L’ecosistema del 5G sarà attraversato da reti fisse e mobili, con una molteplicità di interfacce radio e connessione simultanea di un elevato numero di dispositivi, grazie alla maggiore efficienza nell’utilizzo dello spettro radio (maggior volume di dati per unità di area).

Il passaggio al 5G e le conseguenti ricadute sulle frequenze occupate dagli operatori audiovisivi richiederanno ai Paesi europei di affrontare un nuovo radicale processo di trasformazione tecnologica dopo quello relativo all’introduzione del digitale terrestre completato una decina d’anni fa. L’obiettivo delle istituzioni comunitarie sarà quello di armonizzare le frequenze in maniera coerente evitando disomogeneità nazionali come è accaduto, in maniera evidente, nel precedente switch off, durante il quale proprio l’Italia ha mostrato notevoli ritardi.

L’esperienza del Covid-19 ha accelerato il dibattito sul tema dei ritardi nella digitalizzazione del nostro paese: l’aumento esponenziale dell’utilizzo di strumenti di commercio, didattica e interazione a distanza ha infatti reso visibile a tutti la necessità di una rete di comunicazioni efficiente, sicura e affidabile di reti di nuova generazione ad alta capacità, quelle che l’Europa chiama “Very High Capacity Network”. Ci dobbiamo aspettare che anche questa rivoluzione tecnologica (passaggio al 5G) andrà a scompaginare gli attuali assetti istituzionali, impattando radicalmente sui nostri stili di vita e sulle nostre abitudini di consumo.

Niente sarà più come prima: si creeranno nuove opportunità di sviluppo economico e conoscenza. Anche l’intero mondo della comunicazione verrà coinvolto: si apriranno nuovi scenari, costringendoci a ripensare situazioni radicate e consolidate. E’ importante evidenziare che la caratteristica profondamente innovativa del 5G non è la bassa latenza o l’aumento della larghezza della banda, ma il diffuso utilizzo delle tecnologie wireless per connettere “oggetti” e la nascita dell’Internet delle cose. In una parola: la “materializzazione” di Internet. La descrizione della rete come luogo dell’immateriale si adattava alle caratteristiche della prima fase dello sviluppo del web, con servizi che non avevano bisogno di oggetti fisici per funzionare in modo efficiente.

Una e-mail, una ricerca sul web, l’ordine di un oggetto o lo “streaming” di un film erano attività che non avevano bisogno di una rete fisica dedicata. Con il 5G questo cambierà radicalmente; in quanto sarà possibile costruire reti “attorno” ai servizi, aggiungere server di contenuti, sensori, attuatori, “oggetti” che potenzieranno l’efficacia e la qualità dei servizi. Non si tratta di una semplice transizione tecnologica.

L’evoluzione cambierà “driver” e protagonisti saranno gli ingenti investimenti necessari per realizzare le reti di nuova generazione e tale innovazione produrrà effetti duraturi sulla struttura del mercato e sul futuro valore dello spettro.

Lo sviluppo sinergico di reti e servizi sarà la regola, con la realizzazione di reti costruite “attorno” ai servizi del futuro: computer al bordo delle strade e sui veicoli che potenziano la rete di comunicazione e rendono possibile la guida assistita e autonoma; reti di distribuzione dei contenuti (Cdn) che ottimizzano il flusso dei contenuti della tv in “streaming” per rendere possibile una visione senza interruzioni ad alta risoluzione; set-top-box di intrattenimento domestico, sensori e apparati medici per la medicina di prossimità e per abilitare i sistemi di produzione 4.0.

Al fine di supportare al meglio il cambiamento tecnologico che ci apprestiamo a vivere, sarà necessario coordinare i diversi attori coinvolti nella filiera dello switch off: dai broadcaster alle istituzioni, dalle autorità locali alle associazioni di categoria (antennisti, installatori, amministratori di condominio) fino alle associazioni di consumatori, ai costruttori, distributori, rivenditori degli apparecchi televisivi.

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